Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 10:02 PM CET, Dec 11, 2019

Marcellino da Capradosso (1873-1909) (N. Prot. 821)

Giovanni Maoloni nasce a Capradosso (Ascoli Piceno) il 22 settembre 1873. Superate forti pressioni vestì l’abito cappuccino a Fossombrone il 27 aprile 1902. L’obbedienza lo porta d assistre un confratello tubercoloso. Colpito da peritonite tubercolosa muore a Fermo il 26 febbraio 1906. I Processi ordinari sulla fama di santità iniziarono nel 1948 e si conclusero nel 1956. Richiesta un’indagine suppletiva il decreto di validità giuridica fu emesso il 13 gennaio 1995. Allestita la Positio, il 13 dicembre 2013, superato il giudizio dei Consultori storici, è stata consegnata in Congregazione. Si attende il passaggio ai Consultori teologi. Il 28 febbraio 2017 i Consultori Teologi della Congregazione hanno riconosciuto le virtù eroiche del Servo di Dio. Successivamente nella Sessione Ordinaria del 7 novembre 2017 i Cardinali e Vescovi hanno confermato le virtù eroiche del Servo di Dio. Il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione del Decreto super virtutibus in data 8 novembre 2017. 

 

Il 7 novembre 2017, l’Ordinaria dei Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dato voto positivo riconoscendo le virtù eroiche del Servo di Dio Marcellino da Capradosso (1873-1909), professo della Provincia Picena. Una Causa iniziata ben 70 anni fa!

Infatti, i processi ordinari sulla fama di santità del nuovo Venerabile furono introdotti il 29 luglio 1948 presso la Curia diocesana di Fermo per chiudersi il 30 novembre 1954. Gli Atti processuali furono consegnati alla Sacra Congregazione dei Riti il 30 gennaio 1956. Secondo la procedura del tempo il 29 novembre 1957 fu nominato il Relatore della Causa e successivamente il 24 novembre 1959 fu emesso il votum super scriptis. Il 19 febbraio 1971 la Cancelleria della Congregazione consegnava la Copia Pubblica. A seguito delle norme emanate dal beato Paolo VI, 1965, e successivamente, 1983, da San Giovanni Paolo II, tutto il processo necessitò di un aggiornamento. Redatto il supplemento di indagine storica, la Congregazione delle Cause dei Santi il 13 gennaio 1995 emetteva il Decreto di validità giuridica dei Processi.

Il 7 luglio 1998 la Positio super Vita Virtutibus et Fama sanctitatis fu presentata alla Congregazione delle Cause dei Santi per il consueto iter canonico. La Positio fu discussa dai Consultori Storici il 16 aprile 2012 e successivamente, dopo aver integrato la documentazione come richiesto dalla Congregazione delle Cause dei Santi, il 28 febbraio 2017 dai Consultori Teologi.

Il Santo Padre Francesco l’8 novembre 2017 ha autorizzato la promulgazione del Decreto.

Giovanni Maoloni, il nostro Marcellino da Capradosso, nacque il 22 settembre 1873 a Villa Sambuco di Castel di Lama (Ascoli Piceno) da Pasquale Maoloni e Serafina Caioni, quarto di sei figli. Per motivi di lavoro la famiglia si trasferì poco dopo la nascita di Giovanni a Capradosso.

A causa della modesta economia familiare Giovanni non poté partecipare alle lezioni scolastiche, le sue braccia erano troppo preziose nei campi, imparando a leggere e a scrivere da solo. Il suo parroco, don Giovanni Michelessi, lo guidò nella vita spirituale riconoscendo in lui un giovane dal cuore generoso e puro.

Come tutti i giovani della sua età, pensò di formare una famiglia, ma prepotente si affacciò in lui la chiamata alla vita religiosa. Il padre, ormai vecchio e senza forze, gli consigliò prudentemente di aspettare finché il fratello minore Emidio non avesse raggiunto la sicurezza economica per poterlo sostituire nei lavori agricoli e nel sostegno alla famiglia. Accogliendo il desiderio del padre, attese tre anni.

Finalmente il 6 aprile 1902, Giovanni, all’età di 28 anni, poté seguire la sua vocazione andando, notte tempo, nel convento dei Cappuccini di Ascoli Piceno. Qui fu raggiunto dal fratello maggiore Vincenzo determinato a dissuaderlo dal suo proposito anche con la violenza e non sono verbale. Giovanni si lasciò percuotere senza rispondere nulla. Dieci giorni dopo iniziò il noviziato a Fossombrone ricevendo il suo nuovo nome: fra Marcellino da Capradosso.

Dopo una formazione dura e intensa, sono di questo periodo le sue lotte col demonio e le visioni mariane, che produssero anche presso i suoi superiori un senso di stranezza, emetteva la professione semplice il 27 aprile 1903. Al termine del noviziato fra Marcellino era un uomo maturo di 30 anni, esercitato nella virtù e nella preghiera, di grandi doti umane, grande lavoratore, sempre pronto all’obbedienza, dedito alle penitenze, compresa la flagellazione, sempre pronto al coro, fu inviato al convento di Fermo, dove era presente una fraternità formatrice.

La sua prevalente attività, non fu legata ad un’obbedienza esplicita, ma ad una serie di incarichi che normalmente i fratelli laici neoprofessi ricevevano: aiutante in cucina, dove senza esperienza non sempre fu all’altezza; ortolano, dove poté contare sui precedenti anni di lavoro agricolo e riuscì molto bene; infermiere, sempre sollecito e caritatevole verso i malati.

Giudicato maturo nella vocazione e forte nella virtù, fu incaricato della questua, affrontando anche lunghi periodi di assenza dal convento; dormendo e mangiando ospite di famiglie e di canoniche; digiunando fino al pomeriggio per poter ricevere l’eucarestia; incontrando la gente e portando loro una buona parola.

Il suo emblema era il sacco che portava a tracolla, un sacco che apriva le porte e le anime. Si diffuse pian piano la fama della sua vita religiosa eccellente accompagnata da quei piccoli segni straordinari tipici della tradizione francescana dei fioretti: fave marce che si rigeneravano o botti vuote che da cui si spillò vino o di una botte pesantissima che riuscì a trasportare da solo.

Andava poi dai poveri e dai ricchi senza distinzione, chiedendo per amor di Dio la carità per i suoi frati, ricambiandola con quella spirituale, perché di ciò che non si merita si ha più bisogno. Le sue questue furono opera di squisita evangelizzazione del mondo rurale, che per esperienza conosceva così bene.

Tra i momenti di più intensi e significativi della semplice e lineare vita di fra Marcellino fu l’assistenza ad un giovane confratello, padre Serafino da Pollenza, gravemente malato di tubercolosi. Per circa sei mesi, gli venne incontro in tutti i suoi bisogni materiali e spirituali, confortandolo con le parole della fede e della carità, dando esecuzione alla sua naturale predisposizione verso i dolori altrui, che faceva suoi e non si stancava mai di alleviare.

Terminato il suo servizio al malato chiese di andare in missione in Brasile, ma di lì a qualche tempo il Servo di Dio si ammalò, probabilmente da contagio, di peritonite tubercolare. Il 24 agosto 1908 venne ricoverato all’Ospedale Umberto I di Fermo dove subì, senza cloroformio, un’operazione chirurgica lasciandolo con la ferita aperta per permettere la fuoriuscita del pus. Le sofferenze furono forti, accettate dal Servo di Dio senza lamentarsi e con animo lieto, sorridente, proclamandosi l’uomo più felice del mondo in un sereno abbandono in Gesù. Gli ultimi due mesi, non riuscendo più a stare in piedi, li passò completamente allettato nella preghiera continua e nel sacrificio di sé, ringraziando per ogni piccolo servizio ricevuto.

Dimesso dall’ospedale, morì in convento il 26 febbraio 1909, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi e il viatico. La malattia fu vissuta dal Venerabile Servo di Dio per amore di Cristo, avendo ben presente la gloria del Paradiso.