Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum

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updated 11:01 AM CEST, Jul 20, 2019

Ringraziamo il Signore!

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Lettera all’Ordine all’inizio del nuovo sessennio

Ringraziamo il Signore!

Prot. N. 00380/19

Introduzione

1. Mi piace cominciare questa lettera con un invito così semplice: ringraziamo il Signore!

Si tratta di una espressione consueta, che un nostro caro confratello usava ripetere al termine di ogni colloquio, incontro o scambio di opinioni. Lo faceva sempre, anche quando occorreva una discussione piuttosto accesa, a motivo della quale, per il carattere dai tratti sanguigni di cui era dotato, gli si illuminava il volto di infuocato rossore. Sia che fosse stato raggiunto un accordo, oppure che le opinioni fossero rimaste divergenti o contrastanti, immancabile risuonava la conclusione: beh!, ringraziamo il Signore!

2. Mi pare di scorgere in questo modo di essere e di esprimersi un tratto così caratteristico dell’esperienza di San Francesco e quasi un’eco del suo continuo erompere nella lode all’Altissimo Signore Iddio. Sempre più consapevole delle grandi cose che il Signore aveva voluto compiere con lui nel corso della sua vita, e certo ormai delle promesse ancora più grandi che gli prospettava per il futuro, Francesco non poteva che concludere confermando che l’Altissimo, l’Onnipotente è un Signore buono: Egli è ogni bene, tutto il bene, il sommo bene, al quale va la nostra compiuta riconoscenza[1]!

3. Del resto, è la stessa Madre del Redentore, la Vergine benedetta, la nostra Madre Maria che ci educa quotidianamente alla gratitudine e alla lode, che ci invita a magnificare il Signore per le cose grandi compiute a favore nostro e dei fratelli e del suo popolo, che ci spinge a ringraziare dal profondo del cuore che esulta in Dio nostro Salvatore (cfr. Lc 1, 46-55).

4. Ritorna ripetutamente, nel fresco magistero di papa Francesco, l’invito a fare memoria grata del passato, per poterci aprire decisamente al futuro e ritrovare l’energia per saperci applicare con passione nel presente del nostro cammino, della nostra storia, della storia dell’Ordine e della Chiesa[2]. Così la vita diventa un Laudato Si’[3], che sprigiona dalla gioia di riconoscere quanto è buono il Signore con coloro che lo accolgono e che accolgono il suo Vangelo[4].

5. Tra gli accadimenti recenti, che ricordiamo con memoria molto grata, vi è indubbiamente la celebrazione del 85° Capitolo Generale (26 agosto – 15 settembre 2018), che ha fatto il punto sul tratto di strada percorso dal nostro Ordine nell’ultimo sessennio ed ha aperto la via per camminare con decisione negli anni che ci stanno davanti. E’ dunque il momento di iniziare a mettere a fuoco le indicazioni emerse nei lavori capitolari, senza dimenticare le preziose indicazioni che ci ha dato papa Francesco in occasione dell’udienza che ci ha concesso il 14 settembre 2018[5].

I. Ratio Formationis

6. Dopo la relazione del Ministro Generale fr. Mauro Jöhri e l’elezione del nuovo governo, il tema principale previsto dall’agenda capitolare riguardava lo studio e l’approvazione della Ratio Formationis Ordinis. Il tema era stato ampiamente approfondito negli anni precedenti con il contributo dell’intero Ordine, e le conclusioni erano state riassunte nell’instrumentum laboris preparato dalla competente commissione. All’inizio del Capitolo si era colta nell’aria una certa tensione, causata dal pensiero che gli argomenti trattati e le diverse sensibilità avrebbero potuto evidenziare qualche divisione all’interno del nostro Ordine. La preoccupazione si è rivelata infondata, perché i lavori hanno espresso invece un sentire comune del tutto significativo.

a) La comunione sui valori espressi dalla Ratio

7. Nel corso dei lavori, ciascun capitolare ha avuto ampia possibilità di intervenire - su questo e sugli altri temi in agenda -, a nessuno è mai stata negata o limitata la parola, gli interventi sono stati appropriati e costruttivi, il dialogo si è sviluppato in maniera serena e nel rispetto mite e umile del sentire di tutti. Già questi aspetti indicano il clima di comunione che abbiamo sperimentato. Dobbiamo riconoscere che anch’esso è un vero dono di Dio, perché non sempre succede tra noi così!

8. Ma la cosa più importante emersa con tutta evidenza è che l’Ordine, da un capo all’altro del mondo, concorda decisamente sui valori che caratterizzano la nostra identità di frati Cappuccini e la chiamata a vivere il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo la forma della nostra vocazione. E mi è parso di capire, in maniera piuttosto inequivocabile, che questa comunione non è frutto di una semplice conoscenza intellettuale della nostra Regola o delle nostre Costituzioni, quanto piuttosto di un ‘sentire’ che si è fatto vita, che si è fatto viscere, che si è fatto sequela, che si è fatto intimo desiderio/impegno di corrispondere con autenticità alla chiamata del Signore. Ritengo che questo sia un grande punto di forza e motivo di sicura fiducia per il cammino che il Signore chiede a noi e all’Ordine di percorrere nel prossimo futuro.

9. Tutti però dobbiamo ammettere che, tra l’ideale e il reale, tra il desiderio anche più autentico e la traduzione nei passi concreti della vita, c’è sempre un divario piuttosto accentuato. S. Paolo ne dà una splendida descrizione e motivazione: “Io so infatti che (...) c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me” (Rm 7, 18-21).

10. Ci troviamo anche noi spesso in simile contraddizione: di certo siamo sinceri quando coltiviamo il desiderio di essere coerenti fino in fondo nella nostra risposta al Signore, e ci stiamo impegnando per questo; ma poi scopriamo di essere tanto fragili, e di aver corrisposto ancora poco o nulla, e di dover ricominciare ogni giorno da capo. Non mancano neppure le occasioni nelle quali potrebbe far capolino la delusione e lo sconforto. Quale la via per uscirne? E’ ancora san Paolo ad indicarcela: “Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Rm 7, 25).

11. Proprio perché siamo certi che il Signore non rimane inerte come semplice spettatore dei nostri sforzi e dei nostri fallimenti, né si pone come semplice modello da imitare, ma è quotidianamente al nostro fianco ed è Lui che fa di noi ciò che Egli desidera, possiamo sempre intraprendere o riprendere con fiducia il cammino: abbiamo davanti a noi un gran bel tratto di strada da fare, siamo tutti consapevoli e uniti sui valori che qualificano la nostra identità carismatica, vogliamo impegnarci per incarnarli con maggiore autenticità, e il Signore saprà condurci con fedeltà ed efficacia.

b) L’integrazione e la pubblicazione della Ratio

12. Con i loro interventi, i capitolari hanno offerto alcuni spunti per l’arricchimento e il miglioramento del testo della Ratio come formulato in questi anni di studio. Per questo, accanto ad un’accoglienza positiva generale della Ratio, il Capitolo Generale ha chiesto anche che una apposita commissione la perfezioni e la integri con i contributi presentati. Ha poi raccomandato che il testo definitivo sia consegnato al Ministro Generale e al suo Consiglio entro un anno, in modo che la Ratio possa essere finalmente approvata e resa operativa per tutti i frati dell’Ordine.

13. In risposta a queste indicazioni, il Consiglio Generale ha ritenuto di confermare la piccola commissione che aveva provveduto all’ultima redazione del testo. Tale commissione è già al lavoro e prevede di consegnare il testo, aggiornato secondo le indicazioni del Capitolo, nei prossimi mesi di settembre/ottobre. Vi è dunque speranza che per la fine di quest’anno la Ratio Formationis Ordinis possa essere consegnata a tutti (cfr. Mozione 1. 1).

c) L’applicazione della Ratio nelle diverse aree dell’Ordine

14. I valori comuni della nostra vita e vocazione, sui quali ci siamo sentiti tutti in armonia, devono potersi attuare là dove siamo chiamati a vivere e a dare la nostra testimonianza. Come ben evidenziato da fr. Mauro Jöhri nella sua relazione, e come dimostrano inequivocabilmente i numeri di statistica, l’asse della Chiesa cattolica tende a non avere più il suo perno nel mondo occidentale e in particolare europeo: nel mondo occidentale le società sono per buona parte secolarizzate e potremmo dire anche ‘scristianizzate’, con un declino numerico veramente accentuato di vocazioni sacerdotali e religiose. Non così nelle aree asiatiche e africane, nelle quali anche il nostro Ordine sta significativamente crescendo di numero, andando pressoché a pareggiare la decrescita delle altre aree. Risulta del tutto logico e necessario, allora, che i valori condivisi e accettati da tutti trovino traduzioni concrete differenti, in ragione delle diverse situazioni e culture in cui siamo inseriti e di cui respira la nostra vita e la vita della gente.

15. Sarà dunque responsabilità di ogni Conferenza o Circoscrizione elaborare i propri progetti, ma con questa attenzione: non si tratta di barattare la nostra identità carismatica e i valori della nostra specifica vocazione facendovi entrare, senza sufficiente discernimento, elementi propri delle diverse culture; si tratta invece di individuare le modalità attraverso le quali i valori evangelici della nostra Religione possono essere vissuti con autenticità nelle diverse culture, valorizzandone i contenuti buoni, smascherandone gli aspetti fragili o da correggere secondo Dio, immettendo con la testimonianza della nostra vita evangelica la buona novella del Regno.

16. E’ questo un impegno importante ed entusiasmante per l’intero Ordine, perché quasi sollecitato espressamente dal Signore con l’attuale sviluppo vocazionale in aree del mondo assai diverse da quelle nelle quali eravamo abituati a concentrare la nostra attenzione. Bisognerà chiedere con forza l’aiuto dello Spirito, perché ci sostenga nel nostro impegno e guidi i nostri passi nella fedeltà alla nostra vocazione. Negli anni a venire cercheremo di studiare, insieme ai membri del Consiglio internazionale della formazione, in quale modo si potrà efficacemente accompagnare e verificare la promozione della Ratio Formationis in ciascuna Conferenza (cfr. Mozione 1. 2).

II. L’Ordine in Europa

17. Credo che tutti siamo ormai ampiamente consapevoli della situazione che vive l’Ordine oggi nel contesto europeo: è in corso una rapida decrescita numerica (dalla quale è parzialmente esente parte dell’Europa orientale), per la quale non si prospetta ancora alcuna inversione di rotta. Umanamente è un fatto che dispiace, ma in un’ottica di fede è un fatto che - ancora una volta anche se in modo piuttosto inusuale! - interpella la nostra responsabilità di risposta, fondata sulla certezza che il carisma e il futuro di esso sono ben saldi nella signoria di Dio.

18. L’Ordine ha già avviato negli anni scorsi qualche iniziativa, come tentativo di risposta alle nuove situazioni, e ci sono già piccoli segni di ripresa di autenticità e di vita. Essi richiedono la nostra attenzione e il nostro accompagnamento, perché ci confermano che il Signore è ancora all’opera, che il nostro carisma ha molte possibilità di inserimento felice e di testimonianza proficua del vangelo, anche in questo nostro mondo secolarizzato. Anzi, direi che proprio questo nostro mondo ci ‘attende’, se noi siamo capaci di ‘metterci a disposizione’, vivendo con semplicità e verità la nostra vocazione di frati minori. Mi pare abbastanza evidente: il Signore ci sta stimolando in maniera molto forte, e perciò dobbiamo e possiamo renderci disponibili, perché c’è ancora molto da fare!

19. Il nuovo governo dell’Ordine intende impegnarsi a dare seguito, secondo le modalità che sapremo trovare insieme, alle ripetute unanimi richieste dei capitolari: procedere cioè alla revisione delle Conferenze e delle Circoscrizioni, insieme allo sviluppo sia delle collaborazioni tra Circoscrizioni sia del così chiamato Progetto Fraternità per l’Europa.

a) Revisione delle Conferenze e delle Circoscrizioni

20. A seguito dei rapidi cambiamenti in atto in tutta l’Europa, e della conseguente significativa variazione delle nostre presenze, nel Capitolo è emersa la richiesta che il nuovo governo dell’Ordine studi il modo di aggiornare le Conferenze europee dei Superiori Maggiori e delle Circoscrizioni che si affacciano sul Mediterraneo e nel Golfo Persico. E’ una necessità che è sotto gli occhi di tutti e si fa sempre più stringente: si pensi alla situazione della Conferenza Iberica (CIC), ma anche alle fragilità delle nostre presenze nei paesi del Mediterraneo, in particolare in Grecia e Turchia ma non solo (ASMEN), e ad alcune questioni che devono essere approfondite per ciò che riguarda la CECOC (paesi dell’Europa Orientale) e della CENOC (paesi dell’Europa del Nord), in particolare per quanto riguarda le case di formazione.

21. Le nostre Costituzioni affidano alla responsabilità del Ministro Generale e del suo Consiglio il compito di costituire le diverse Conferenze (cfr. Cost. 144, 2). Ma non vi è dubbio che dovranno essere coinvolti nella riflessione almeno tutti i superiori maggiori delle aree interessate, perché le cose si fanno meglio se tutti concorrono con le loro osservazioni; in una logica di fede e del carisma proprio della nostra fraternità, se tutti ci sentiamo coinvolti e diamo il nostro contributo, comprendiamo meglio cosa il Signore ci chiede ed anche operiamo in modo più conforme alla sua volontà.

22. La diminuzione numerica in atto ha già imposto da tempo la riduzione di diverse Circoscrizioni, quasi sempre con l’unificazione di due o più Province; altri passi di questo genere si stanno facendo e dovranno essere previsti in futuro. Questi passaggi comportano alcune fatiche, che sono ben comprensibili; fanno suscitare tra noi anche alcune resistenze, a volte accentuate. Al riguardo conviene osservare che, se da un lato l’attaccamento alla propria Provincia è indice di un forte senso di appartenenza e di amore verso l’istituzione che ci ha permesso di essere ‘generati’ all’Ordine, dall’altro non possiamo però permettere che le Circoscrizioni, che molto hanno concorso lungo i secoli ad uno sviluppo ordinato dell’Ordine in Italia e in Europa, diventino, in queste mutate condizioni dei tempi che stiamo vivendo, ostacolo al riconoscerci fratelli, o addirittura motivo per rifiutare di riconoscerci fratelli. Sarebbe un modo per mortificare piuttosto gravemente la nostra identità carismatica.

23. Quando riusciamo invece a non lasciarci condizionare troppo da strutture, che ora rischiano di renderci l’aria asfittica, e sappiamo aprirci agli altri con cordialità, siano essi di lingua o nazione o cultura o formazione diverse, sempre ne trae vantaggio la nostra vita personale e la vita dell’Ordine. E può diventare un percorso di salutare crescita e di arricchimento reciproco, proprio nel contesto di una forte diminuzione numerica. Perché nessuno di noi vive la propria vocazione in ragione dei numeri o delle strutture: tutti siamo chiamati, usando delle strutture sempre da rinnovare secondo necessità, a costituire fraternità evangeliche: in esse scorre la nostra possibilità di rispondere effettivamente al Signore che ci chiama.

b) Collaborazioni in atto e collaborazioni da sviluppare

24. Per la chiesa europea ed occidentale, il secolo XX è stato senz’altro un secolo caratterizzato da una imponente spinta missionaria. Sono stati soprattutto i religiosi e le religiose che si sono resi disponibili a partire numerosissimi per le terre d’Africa, dell’Asia e delle Americhe, per portare il primo annuncio del Vangelo nei luoghi dov’era ancora poco o per nulla conosciuta la fede cristiana, e ad avviare moltissime nuove comunità ecclesiali, che oggi sono chiese vive, fiorenti e in crescita.

25. Quanti nostri frati Cappuccini hanno lasciato la propria terra e la propria Provincia per andare entusiasti ‘nelle missioni’, decisi a donare tutto di sé per la crescita del Regno di Dio! E quanto le Province si sono impegnate per inviarli e sostenerli! Se dai frutti si conosce la bontà dell’albero, dobbiamo pur riconoscere che, anche volendo tener presenti tutti i limiti dovuti alla nostra comune debolezza, l’opera dei missionari è stata veramente efficace e per molti versi grandiosa: senza dubbio è il Signore che ha operato, ma approfittando della sincera disponibilità dei fratelli che non hanno avuto paura di partire, e della generosità di chi li ha lasciati partire. Anzi, nell’intimo siamo come presi da un certo qual senso di invidia, e restiamo ammirati per come i nostri missionari sono stati capaci di donarsi, di operare e di essere testimoni del Vangelo, letteralmente sacrificando, in numerosi casi, anche la propria vita.

26. Ma perché non ricordare che quella stessa vocazione, che li ha spinti ad essere realmente riusciti operai del Vangelo, è anche la nostra stessa vocazione? Allora, se la abbracciamo compiutamente, il Signore permetterà anche a noi, oggi, e in tutti i tempi, di fare come loro, di fare altrettanto, e anche meglio!

27. Una forma che in questi anni sta assumendo l’irrinunciabile dimensione missionaria della nostra vocazione (cfr. Cost. 175, 5) è quella della collaborazione tra Circoscrizioni diverse. E’ da prendere atto positivamente che vi è ormai un significativo movimento di frati, in particolare dalle Province dell’India, che sono inviati in aiuto alle ‘vecchie’ Circoscrizioni del mondo occidentale. Senza tale aiuto, non solo le nostre presenze rischiano di ridursi veramente troppo, ma ne risentirebbe anche la vivacità e la significatività del nostro carisma, insieme allo scadere della nostra effettiva capacità di corrispondere all’urgenza di una nuova evangelizzazione (in ambienti dove) la vita di interi gruppi non è più informata dal Vangelo e molti battezzati hanno smarrito, in parte o totalmente, il senso della fede (Cost. 176, 3).

28. Vi sono molti aspetti positivi in queste collaborazioni, che vanno senz’altro sostenute e nella misura del possibile rafforzate, secondo il mandato del Capitolo. Vengono evidenziandosi anche alcuni aspetti critici, dovuti in qualche limitato caso all’inosservanza delle indicazioni delle nostre Costituzioni, ma soprattutto dovuti ad un certo disordine nelle realizzazioni concrete. Questo dovrà indurci a riprendere in mano le apposite linee guida per la collaborazione del personale approvate ad experimentum nel Capitolo Generale del 2012[6]. Per alcuni ambiti, anche la Ratio Formationis offrirà contributi concreti, per esempio per ciò che riguarda la formazione che un frate deve aver già ricevuto, prima di essere inviato in missione o in collaborazione.

29. Coltiviamo la speranza che l’attento accompagnamento di questo emergente nuovo dinamismo, che torna ad esprimere, in modi aggiornati ai tempi che andiamo vivendo, la nostra disponibilità ad andare senza riserve là dove le necessità del popolo di Dio chiedono la nostra risposta, contribuisca a rinnovare l’entusiasmo dell’Ordine nostro per il Regno e la vivacità che ci ha sempre contraddistinto nei secoli.

30. C’è anche un’altra forma di collaborazione tra Circoscrizioni, avviatasi già da tempo con molti effetti benefici, che crediamo di dover sostenere con il massimo impegno, perché pensiamo che caratterizzerà fortemente il futuro dell’Ordine: si tratta dell’apertura generosa, e qualificante la dimensione fraterna, alla collaborazione tra Circoscrizioni vicine o della stessa area. Chi si è già avviato con decisione su questa strada, ed ha affrontato senza scappare le difficoltà che anch’essa comporta, sa quanti benefici la collaborazione apporta, in particolare a vantaggio delle giovani generazioni dell’Ordine, che apprendono senza fatica ad essere aperte alla dimensione mondiale della nostra fraternità, senza venire perciò limitate o intristite dalle fragilità locali, perché fiduciose nella maggiore e pluriforme nostra grande ricchezza.

31. In questo ambito è fortemente interpellata la responsabilità dei superiori maggiori di tutte le nostre Circoscrizioni, nessuna esclusa: con le loro scelte, volte alla ricerca fattiva di una seria collaborazione, possono favorire grandemente la crescita fraterna dei loro frati e dell’Ordine; con scelte contrarie la possono mortificare assai.

c) Progetto Fraternità per l’Europa

32. Sono già diversi anni che ci poniamo l’interrogativo di come fare perché in Occidente la nostra presenza per l’avvenire continui ad essere significativa. Era ancora il 2014 quando sono stati riuniti a Fatima tutti i Ministri – Provinciali e Custodi – dell’Europa proprio per discutere di questo argomento. Già prima era stata avviata qualche piccola esperienza (es. Clermont-Ferrand), ma da allora l’Ordine ha potuto promuovere con più decisione il Progetto Fraternità per l’Europa. Fr. Mauro Jöhri descriveva tale progetto in questi termini: “Vogliamo tentare un nuovo cammino, costituendo fraternità interculturali, che alla luce del vangelo e delle nostre Costituzioni vivano la preghiera, la vita fraterna e la missione in modo autentico e coerente. La risorsa dell’interculturalità sarà la testimonianza, che fratelli provenienti da diverse culture, se guardano a Cristo presente tra loro, possono vivere, donarsi e lavorare insieme. Ci sostiene la consapevolezza che il carisma di Francesco d’Assisi, vissuto e testimoniato ha ancora tanto da dire e comunicare agli uomini e alle donne del nostre tempo. Non sappiamo ancora quale sarà l’esito di questo cammino; ma con la speranza nel cuore vogliamo iniziare a muovere i primi passi[7].

33. Il progetto si è così sviluppato e attualmente, seppur con modalità diverse, sono state costituite ed avviate le fraternità di Clermont Ferrand e Lourdes in Francia, di Kilkenny in Irlanda, di Anversa in Belgio, di León in Spagna e di Spello in Italia. Poiché l’iniziativa sembra già dare frutti assai positivi, e forti anche del mandato del Capitolo Generale, vogliamo impegnarci a sostenerla vieppiù. Per il momento, stiamo pensando e lavorando perché si costituiscano altre due fraternità con queste caratteristiche, segnatamente a Meersel-Dreef in Belgio, ai confini con l’Olanda, e nel santuario di Máriabesnyő, nostra antica presenza in Ungheria. Di seguito vorremmo anche valorizzare in questo senso le Celle di Cortona: uno dei nostri luoghi francescani per eccellenza, che crediamo possa rispondere veramente bene all’esigenza di molti frati di riassaporare alle radici la nostra spiritualità, di ritornare un po’ alle fonti, di trascorrere, per un tempo più o meno prolungato, un periodo sereno in un clima di semplicità, di preghiera e di accoglienza.

34. Naturalmente, per tutte queste iniziative, chiediamo la disponibilità e l’entusiasmo di fratelli che desiderino lanciarsi un po’ nella bella avventura. Riferiscano la loro disponibilità ai propri Ministri Provinciali e al Consigliere Generale dell’area, i quali sapranno come coordinare tutto e rispondere al meglio, secondo i desideri che ciascuno coltiva e le nuove opportunità di crescita e di testimonianza che il Progetto offre.

III. L’Ordine in Asia e Africa

35. La mano di Dio non si è ritirata da noi, anzi: continua la sua opera facendo crescere significativamente i Cappuccini nelle aree dell’Asia e dell’Africa. E’ un ulteriore grande segno di predilezione nei confronti del nostro Ordine, e una grande ripetuta benedizione di Dio per noi. Com’è bello sapere che quasi dappertutto nel mondo si possono trovare fratelli gioiosamente impegnati a vivere la stessa nostra benedetta vocazione! Bisogna allora che ne approfittiamo e cerchiamo di aiutarci tutti, perché l’albero rigoglioso che sta crescendo in queste aree, per inesauribile benevolenza divina, trovi linfa solida e abbondante nei valori del nostro carisma. Le aree di cui parliamo sono vastissime e comprendono tante culture e lingue e tradizioni diverse, eppure possiamo ugualmente, in ragione dell’unico carisma, riflettere su alcune necessità comuni.

a) L’incarnazione del carisma

36. Non credo ci sia alcun dubbio che, se oggi il Signore permette che l’Ordine si sviluppi così vigorosamente in Asia e Africa, è perché sa bene che ivi il carisma trova terreno fertile e frati che possono incarnarlo oggi con autenticità. L’impegno diretto che il Signore ci affida e sul quale tornare a confrontarci tutti con passione è proprio la sfida di tradurre con autenticità i valori del nostro carisma in culture tanto diverse e tanto originali e tanto ricche, perché possiamo essere in esse fermento buono del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Questo è un compito che chiama in causa in primis proprio i frati che da quelle culture provengono: difficilmente un europeo o un americano potranno incarnare il carisma in culture che non sono la loro; potranno aiutare a trasmettere i valori propri della nostra vita francescana cappuccina, ma farli rivivere in maniera profonda e originale in culture diverse è proprio compito di chi in quelle culture è nato, di chi ne ha respirato l’aria, e perciò può capire come in esse è possibile immettere il fuoco della spiritualità francescana (cfr. Mozione 1. 4).

Ci sono due argomenti in particolare sui quali vale la pena di riflettere sempre, perché sono centrali nella nostra identità, e possono avere conseguenze importanti sullo sviluppo del nostro Ordine: il tema della fraternità[8] e il tema dei fratelli laici.

37. E’ comprensibile che, in una condizione di espansione, le nostre nuove presenze siano avviate solo con qualche frate. Ma è comprensibile solo come momento iniziale. La cosa diventa problematica e discutibile quando, in territori dove siamo già abbondantemente presenti, si aprono ulteriori nuovi luoghi, generalmente per assumere la responsabilità di parrocchie, ma non si garantisca la presenza nemmeno del minimo di tre frati (cfr. Cost. 118, 8). La fraternità in questi casi diventa solo teorica: manca la convivenza quotidiana, fatta di preghiera insieme, di confronto e condivisione della nostra vita e della nostra fede, di servizi comuni svolti da tutti a servizio gli uni degli altri; manca la dimensione propria nostra della fraternità, ‘luogo’ privilegiato nel quale ciascuno può trovare Dio che gli parla e gli offre tutti gli elementi necessari per la sua vera crescita umana e spirituale secondo la nostra vocazione; manca il ‘luogo’ dove, oltre il sentire personale, sempre da condividere per la crescita di tutti, insieme possiamo anche veramente discernere qual è la volontà di Dio sulla stessa fraternità locale, provinciale e dell’Ordine intero.

38. Una volta per costituire un fraternità occorreva ci fossero almeno 12 frati. Non potrà essere così oggi. Ma non potremo neppure pensare che il nostro carisma trovi le vie per incarnarsi con divina efficacia nelle diverse culture, se non puntiamo con decisione sulla presenza di fraternità significative sia come numero che come vitalità di rapporti fraterni. Sarà difficile anche una testimonianza efficace della nostra vita se ci presentiamo solo come operatori pastorali, totalmente dediti al ministero, non espressione della vita fraterna.

39. La scarsità abbastanza evidente di fratelli laici nelle nuove aree di sviluppo dell’Ordine pone un problema: è il Signore che vuole solo Cappuccini ordinati in sacris, oppure siamo noi a pensarci e proporci solo come frati sacerdoti? Non credo sia una questione di numeri, ma di identità carismatica! La nostra vocazione è quella ad essere fratelli e minori; tutte le altre ‘qualifiche’ non aggiungono o tolgono nulla a questa identità; piuttosto è a partire da questa identità che tutto il resto riceve la fisionomia sua propria. Non mi qualifico, cioè, come frate minore perché sono sacerdote, o perché ho un titolo di studio, o perché posso assumere posizioni che vengono considerate di prestigio all’interno della mia cultura. Non mi qualifico come frate minore perché posso reggere una parrocchia, amministrare i sacramenti, dirigere una scuola o assumere cariche di potere all’interno della Chiesa e dell’Ordine. Mi qualifico come frate minore solo e nella misura in cui mi impegno a vivere il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, con la particolare predilezione al servizio generoso, umile e dimentico di sé, e di vicinanza agli ultimi, agli esclusi, ai poveri.

40. Perciò nel nostro Ordine c’è veramente spazio per tutti, non solo per i chiamati all’ordine sacro. Ed è per questo che tanti nostri fratelli laici hanno potuto raggiungere la santità senza essere sacerdoti, perché l’essere ordinati non è elemento necessario per vivere la nostra vocazione. Che maggiore testimonianza del vangelo daremmo, con il nostro modo di ragionare e le scelte che facciamo, se riuscissimo ad arricchire tutte le culture di questa identità specifica di cui lo Spirito ci ha fatto dono per il bene del popolo di Dio! Bisognerà trovare dei modi per fare dei passi significativi in questo senso.

b) Aperture alla missione e collaborazioni

41. Grazie a Dio, c’è già un grande movimento in atto di fratelli dell’Asia e dell’Africa che si rendono disponibili ad andare fuori della loro Circoscrizione, in aiuto alle necessità del mondo occidentale, o anche in vere e proprie missioni, cosiddette ad gentes. Ci sono anche esempi di piccolissime Circoscrizioni, con importanti difficoltà di personale all’interno, che nonostante tutto non rinunciano a mettere a disposizione qualche loro membro per le necessità dell’Ordine. Bisognerà che cresca in tutte le Circoscrizioni l’impegno per valorizzare ancora di più la dimensione missionaria, aprendo il cuore e mettendo a disposizione i fratelli, perché vadano ad annunciare il Vangelo fuori del proprio territorio. Tale disponibilità è un segno importante della crescita e della maturità di ogni Circoscrizione, sia dei superiori che dei frati.

42. Nel Capitolo Generale sono emerse, ancora una volta, le difficoltà che si riscontrano quando una Circoscrizione dipende direttamente dal Ministro Generale, e perciò l’invito a procedere al riguardo in maniera prudente. A volte non sembra ci siano alternative, e si dovrà continuare ad utilizzare questa possibilità offerta dalle nostre Costituzioni, ma non potremo limitarci a prenderne atto (cfr. Cost 136, 1). Crescendo in consistenza numerica e in maturità di fede, occorrerà anche che cresca e si sviluppi la responsabilità diretta delle Circoscrizioni più forti verso quei territori e quelle presenze che faticano nell’annuncio del Vangelo e nella implantatio ordinis. E’ questo un impegno che, svolto naturalmente in comunione con l’Ordine, deve essere assunto però, per quanto possibile, a livello di Province.

43. Benché sia molto cresciuta la sensibilità di tutti riguardo al valore delle collaborazioni tra Circoscrizioni di una stessa area, e siano già in atto molte iniziative del tutto positive, sarebbe un errore non avanzare ancora di più. Si avverte forte il bisogno, in particolare in ambito formativo, di mettere a disposizione più e migliori forze, per i centri di formazione comuni. L’Ordine ha investito in questi anni molte energie per preparare adeguatamente tanti frati sia per la formazione che per il servizio accademico: si tratta di centinaia di confratelli che hanno potuto acquisire le necessarie competenze. Ora dobbiamo aiutarci tutti a fare in modo che il bene ricevuto diventi generosità da mettere a servizio anzitutto dei nostri fratelli in formazione.

44. In alcune aree ci sono importanti centri di formazione interprovinciali, avviati già da anni. Accade in alcuni casi che, al sorgere di qualche difficoltà, i Ministri decidano autonomamente, forse con troppa facilità, di ritirare i propri candidati e i propri professori dalla collaborazione comune. Così i centri interprovinciali si indeboliscono e qualche volta la situazione può diventare insostenibile. L’indirizzo dovrà essere, invece, quello di confrontarsi apertamente in sede di Conferenze, per affrontare insieme i problemi e le legittime aspirazioni, e per cercare quanto più possibile in maniera concorde le migliori soluzioni per il bene dei candidati, delle Province e dell’Ordine. In questo ambito può essere di grosso aiuto coinvolgere nel processo di decisione anche i responsabili del Segretariato generale della formazione (cfr. Mozione 1. 3).

c) Condizioni per la missione e la collaborazione

45. “L’amore fraterno può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia. Per questo è possibile amare i nemici. Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una “fraternità universale[9].

46. Ho voluto riprendere questa affermazione di papa Francesco, perché mi sembra che indichi bene qual è la condizione di fondo necessaria, che permette una feconda apertura alla missione o alle collaborazioni: si tratta della gratuità. Già fr. Mauro Jöhri ci aveva fortemente stimolato indicandoci la via per ravvivare la fiamma del nostro carisma[10], come pure ci aveva offerto diverse provocazioni riguardo alla missione[11]. La via di fondo indicata da fr. Mauro è quella del dono di sé. Forse è importante riprendere in considerazione le due lettere, perché ci offrono tanti suggerimenti utili per affrontare in maniera feconda le sfide che ci stanno davanti. Il primo suggerimento è che la nostra vocazione è una chiamata ad uscire da sé per mettersi gratuitamente a servizio dei fratelli[12].

47. Ha fatto impressione la frase, riportata in Capitolo Generale, di un fratello inviato in collaborazione in una Provincia d’Europa. Tale fratello avrebbe fatto questa amara constatazione: sono stato venduto dalla mia Provincia! Probabilmente era un sentire personale in un momento di stanchezza. Però ci aiuta a capire bene che la disponibilità alla missione e alle collaborazioni non può mai essere vera, se è rivolta solo ad aree del mondo che offrono un alto livello di vita o un ritorno economico per le Circoscrizioni che inviano, quando dovesse mancare la disponibilità per le aree in cui si possono soffrire povertà e privazioni. Come non si può approvare che le Circoscrizioni che hanno bisogno facciano leva sulle loro risorse economiche per garantirsi o ‘comperare’ il servizio dei frati delle Province che hanno disponibilità di personale. Tra noi non può essere così[13]. L’Ordine e tutte le Circoscrizioni e tutti i frati sapranno sostenere in altro modo e in maniera appropriata chi si rende disponibile e chiamato ad andare generosamente ‘tra i saraceni’ (cfr. Rb, 12).

48. L’amore fraterno, che ci spinge ad andare ed evangelizzare secondo il mandato del Signore - ripetiamolo con le parole del papa - può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia. Confidiamo piuttosto nella Provvidenza divina, perché “Dio, che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade[14].

IV. L’Ordine nelle Americhe

49. Anche per le Americhe valgono molte delle considerazioni fin qui svolte. Se fino a qualche decennio fa si poteva pensare che fosse questa l’area nella quale l’Ordine si sarebbe maggiormente sviluppato, con una fisionomia sua propria e con alcune accentuazioni che sembrava esprimessero meglio il nostro carisma nelle culture lì presenti, oggi constatiamo che la dinamica di crescita si è fermata. Anzi, vi sono già diverse Circoscrizioni, in particolare nell’area di lingua spagnola e in alcune Province dell’America del nord, che soffrono molto per l’accentuata diminuzione dei frati. Penso che sia il momento giusto nel quale riunirci a riflettere su quanto sta accadendo.

50. Considerando la grande forza che l’Ordine indubbiamente ancora possiede nelle Americhe, non è proprio il caso di lasciare spazio ad alcuna sfiducia, anche se alcune aree sono in difficoltà. Invece vale la pena unire le forze, per individuare insieme le vie che ci permettano di aiutarci vicendevolmente e di rivitalizzare, al meglio delle nostre capacità, la fiamma del nostro carisma nel grande continente. Anzitutto si dovrà percorrere con decisione anche qui la via della collaborazione tra Circoscrizioni, già molto ben avviata in alcune aree, e con frutti buoni. Crediamo che sarà una risposta efficace, veramente qualificante in maniera concreta la nostra fraternità, anche per quelle aree che in questo momento soffrono.

51. Visti i risultati positivi e la spinta del Capitolo, il Consiglio Generale intende poi verificare la possibilità di avviare anche in America una qualche fraternità interculturale, come il "Progetto Fraternità per l'Europa"; riteniamo infatti che possa essere uno strumento valido per dare linfa nuova anche ad altre Circoscrizioni fuori dai limiti territoriali del vecchio continente. Allora, per superare la designazione geografica e prendendo a riferimento quest’anno giubilare dedicato a San Lorenzo da Brindisi – uomo che sapeva coniugare mirabilmente prolungata preghiera, preparazione culturale e impegno instancabile per impiantare con efficacia e far progredire rigogliosamente l’Ordine – si è pensato di titolare il Progetto non più ormai "Fraternità per l'Europa" ma "Fraternità San Lorenzo da Brindisi”.

52. Poiché i nostri fratelli di America sono i più direttamente interessati a tutto questo cammino, e hanno anche maggior titolo per riflettere e individuare le vie idonee a realizzarlo, il Consiglio Generale pensa di avviare l’iniziativa di un Incontro Panamericano di tutti i Superiori Maggiori, da celebrarsi nell’ottobre del 2020. Da esso speriamo possano maturare i criteri per un maggior aiuto reciproco, ed eventualmente anche i suggerimenti per eventuali cambiamenti delle strutture delle Circoscrizioni (Provincie in Custodie, unioni di Province, nuove Custodie, nuova definizione dei territori delle Circoscrizioni, ecc.).

V. Qualche altra proposta di animazione

53. Quanto ci proponiamo di realizzare con l’incontro di ottobre del prossimo anno per l’Ordine in America, pensiamo sia altrettanto utile e necessario riproporlo per l’intera Europa nel 2021. Abbiamo il tempo per prepararlo bene, ma confido che nel frattempo si sviluppi un sano e sincero confronto fra tutti, alla luce dei segni dei tempi con i quali il Signore desidera indicarci il cammino, e che insieme siamo chiamati a leggere e interpretare.

54. Visto il percorso di maturazione che siamo chiamati a sviluppare nei prossimi anni, e considerando che può essere una risposta proprio in linea con gli accorati appelli del santo Padre, volti a far sì che la Chiesa si disponga ad una dimensione di ‘uscita’ al servizio del Popolo di Dio[15], riteniamo possa davvero aiutare tutto l’Ordine tornare a riflettere sulla dimensione missionaria della nostra vita. Contiamo perciò di poter celebrare, verso la metà del sessennio, un nuovo CPO centrato sul tema della missione. Attraverso l’approfondimento di questo argomento, che confidiamo ci aiuterà ad orientare con maggiore sicurezza i passi che l’Ordine va facendo, saremo decisamente stimolati a riprendere con forza in considerazione la nostra vita di fede e di preghiera, la nostra vocazione al dono di sé e il carisma della fraternità.

55. Convinti che attraverso le indicazioni del Capitolo Generale si esprime anche ciò che il Signore vuole da noi, sostenuti dalla consapevolezza raggiunta dall’intera Chiesa, e dagli insegnamenti che ne ha tratto per tutti i cristiani, vogliamo insistere sull’impegno deciso a mettere in atto tutti gli sforzi di cui siamo capaci, perché non possa più accadere che qualcuno di noi, o quanti operano e vivono nei nostri ambienti, commetta abusi sui minori[16]. E’ evidente che tutto l’Ordine ha fatto un grande sforzo per dotarsi in questi anni di linee guida o protocolli adeguati. Chi non lo avesse ancora fatto vi dovrà provvedere sollecitamente.

56. Ma dev’essere anche consapevolezza e responsabilità di tutti che non basta essersi dotati di un protocollo: occorre impegnarsi nella formazione di tutti i frati e di tutti i collaboratori, in particolare di coloro che hanno contatto con i minori, perché i protocolli di cui ci siamo dotati siano effettivamente messi in atto. Soprattutto occorre una costante verifica che le azioni intraprese e attuate, per proteggere con ogni mezzo i minori e scongiurare che si possano verificare in futuro altre condotte per loro devastanti, siano veramente idonee, e siano continuamente aggiornate. Non possiamo aspettare che succeda il male che non vorremmo, impegniamoci a prevenirlo! (cfr. Mozione 3. 1).

57. Perciò i Consiglieri Generali cercheranno di essere particolarmente solleciti per sostenere questo impegno, che è di tutti e di ciascuno di noi, e per verificare, in occasione delle diverse visite alle Circoscrizioni, cosa si stia veramente attuando al riguardo. Cerchiamo di operare con convinzione ed energia, e sarà motivo di ulteriore benedizione da parte di Dio.

Conclusione

58. In questi primi mesi nel servizio che il Capitolo Generale mi ha affidato ho potuto prendere maggiore consapevolezza di almeno un fatto: il nostro Ordine è grande, è proprio grande! E’ grande non solo perché il numero dei frati è molto elevato, tra i più elevati degli Ordini religiosi maschili, ed è all’opera in quasi ogni parte del mondo, ma perché vi scopro una energia e una originalità di risposta al Signore veramente singolare! L’Ordine è grande non solo per la sua storia gloriosa del passato ma anche perché è chiamato ed ha tutte le capacità per costruire una grande storia nel presente e nel futuro! Ringraziamone il Signore di tutto cuore e riponiamo in lui ogni sicura, rinnovata fiducia.

59. Giustamente ricordiamo quest’anno il nostro illustre santo Lorenzo da Brindisi, che seppe con grande efficacia condurre l’Ordine e promuoverne la crescita nella santità. Leggendo i diversi bollettini inviati dalle Circoscrizioni, fa piacere constatare che ci sono tante piccole e grandi iniziative per celebrarne adeguatamente l’anniversario. Ma non limitiamoci a ricordarlo: la sua incessante opera e attività al servizio dell’Ordine e della Chiesa, il suo percorrere ripetuto di tutte le strade dell’Europa, incurante delle fatiche e dei disagi, per essere presente dove le necessità lo richiedevano e per svolgere con generosità le missioni che gli venivano affidate dal papa, ci siano di sprone a percorrere oggi, con zelo rinnovato, le strade che oggi il Signore apre per noi.

60. Incontrandoci, al termine del Capitolo Generale, il santo Padre ci ha indicato tre caratteristiche/modalità, che devono contraddistinguere ogni nostro andare, e che voglio riassumere così: continuate ad essere frati del popolo, cordialmente vicini a tutte le persone, anche le più umili; siate frati dal cuore grande verso tutti, capaci di accogliere con misericordia e di amministrare con generosità la misericordia di Dio; siate frati che pregano, che pregano tanto, ma in modo semplice, che possa essere di sostegno al modo semplice di pregare della gente. Sono cose nelle quali ci riconosciamo e che possiamo fare tutti, in ogni parte del mondo e in ogni tempo, qualunque sia la nostra condizione e gli impegni che ci aspettano[17].

61. Il Signore ha fiducia in noi. La Chiesa ha fiducia in noi. Avviamoci senza paura, confidando nella protezione materna della Vergine Maria, patrona dell’Ordine, e nell’intercessione di S. Francesco, di Santa Chiara, di San Lorenzo e di tutti i nostri Santi. L’impegno sincero rinfranchi e rallegri il cuore di tutti e dalle labbra di ciascuno di noi possa erompere la stessa consolante necessità di ringraziare il Signore.

Roma, 14 aprile 2019.
Domenica delle palme.

fr. Roberto Genuin
Ministro Generale OFMCap

Vicario Generale
fr. José Ángel Torres Rivera

Consiglieri Generali
fr. Norbert Auberlin Solondrazana
fr. Francesco Neri
fr. Carlos Silva
fr. Kilian Ngitir
fr. Piotr Stasiński
fr. Pio Murat
fr. John Baptist Palliparambil
fr. Victorius Dwiardy
fr. Celestino Arias



[1] LodAl 3.

[2] Cfr. Lettera apostolica del Santo Padre Francesco a tutti consacrati in occasione dell’anno della vita consacrata, (21 novembre 2014), LEV, Città del Vaticano 2014.

[3] FRANCESCO, Lettera enciclica Laudato Si’. Sulla cura della casa comune (24 maggio 2015), LEV, Città del Vaticano 2015.

[4] Cfr. FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), LEV, Città del Vaticano 2013.

[6] Orientamenti per la collaborazione fraterna fra Circoscrizioni, Analecta OFMCap 128 (2012) n. 2 – seconda parte 725-729.

[7] M. JÖHRI, Fraternità per l’Europa: Riflessioni e indicazioni dopo l’incontro di Fatima, Analecta OFMCap 131 (2015) 47-49.

[8] La vita fraterna minoritica è il nostro modo specifico di contribuire all’annunzio del Vangelo e alla missione: “La stessa vita fraterna, fermento di comunione ecclesiale, è profezia dell’unità definitiva del popolo di Dio e costituisce una testimonianza essenziale per la missione apostolica della Chiesa.” (Cost. 88, 4).

[9] FRANCESCO, Lettera enciclica Laudato Si’. Sulla cura della casa comune (24 maggio 2015), LEV, Città del Vaticano 2015, n. 228.

[10] Cfr. M. JÖHRI, Ravviviamo la fiamma del nostro carisma, Analecta Francescana 124 (2008) 533-548.

[11] Cfr. M. JÖHRI, Nel cuore dell’Ordine la missione, Analecta OFMCap 125 (2009) 296-303.

[12] Cfr. A. SPADARO - M. BARTOLI - N. KUSTER, Sei ciò che dai. Conversazioni con Fra Mauro Jöhri. Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, Foggia 2018.

[13] Secondo la tradizione cappuccina, (i frati) siano inseriti cordialmente tra la gente di ogni condizione, non leghino la loro azione evangelizzatrice alla sicurezza delle risorse economiche o al prestigio sociale, ma ripongano la loro fiducia in Dio e nell’efficacia della vita evangelica (Cost. 177, 5).

[14] FRANCESCO, Lettera enciclica Laudato Si’. Sulla cura della casa comune (24 maggio 2015), LEV, Città del Vaticano 2015, n. 245.

[15] Cfr. FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), LEV, Città del Vaticano 2013, n. 20-24.

[16] Cfr. Lettera apostolica in forma di «motu proprio» del sommo pontefice Francesco Come una madre amorevole il 4 giugno del 2016; Lettera apostolica in forma di «motu proprio» del sommo pontefice Francesco Sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, il 26 marzo del 2019.